E' bello essere genitore e anche animatore




Genitori che educano all’immagine del padre.
In uno studio realizzato in Germania (Fthenakis, 2002) l’attuale figura paterna viene distinta in due tipologie. Il 66per cento degli intervistati appartiene alla tipologia del “padre educatore”, mentre il 34 per cento rientra nella tipologia del “padre che mantiene la famiglia”. Questa ultima definizione caratterizza i padri che si occupano delle priorità esterne, mentre il padre educatore cura l’intero processo di crescita del figlio e le relazioni all’interno della costellazione familiare.
Domande e condivisioni:
Come si può diventare un genitore educatore?
Secondo vuoi, la Chiesa ha un ruolo in aiutarci ad essere genitori educatori?
Come fai l’educatore alla vita ed alla fede nella tua famiglia?
L’ascolto della parola:
Col. 3:18-21
Voi donne, siate soggette ai vostri mariti, com’è conveniente, nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli, e non trattatele con asprezza.
Voi figli, obbedite in tutto ai vostri genitori, perché questa è cosa gradita al Signore. Voi padri, non esasperate i vostri figli, affinché non si perdano d’animo.
2 Tim. 3:14-17
Rimani fedele a quello che hai imparato e di cui sei pienamente convinto, perché non solo sai bene da chi l’hai appreso, ma anche perché sin da fanciullo tu hai conosciuto le Sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per l’insegnamento, per convincere, per correggere, per formare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia formato perfetto quale dev’essere e pronto per ogni opera buona.
Che padre, che figlio!
(Rudiger Elges, libraio, nato nel 1955)
La prima cosa che mi viene in mente quando penso a mio padre è il pastore che predica dal pulpito. E’ un’immagine pregnante. Esiste anche il padre sulla cui pancia saltellavo nel letto.
Mio padre al mare, in costume da bagno, non me la contava giusta. In chiesa era molto autorevole, molto lucido. In famiglia non era presente. Era piuttosto uno che lasciava le faccende familiari alla moglie e alla madre. Era un cocco di mamma. Ha voluto che sua madre vivesse con lui e la moglie. Anche il mio nonno paterno era un uomo debole. Talvolta si nascondeva allo sguardo degli ospiti; allora mia nonna diceva: “Paul sta dormendo”. Mio padre è un padre debole.
Ho imparato a suonare l’organo. E’ stato il mio tentativo di prendere parte alla sua vitalità. Era una parte di mio padre che mi è molto mancata da bambino. Avevo un anno quando lui assunse un nuovo incarico lavorativo, nel 1956. Doveva occuparsi di una comunità più grande, alla quale consacrò tutte le sue energie. Aveva bisogno delle sue energie per il lavoro, ma per me, non ne aveva.
I miei tre fratelli maggiori hanno potuto vedere qualcosa della luce che emanava da mio padre. Si è occupato di loro, ha giocato con loro, ha fabbricato barchette di carta, ha preso parte ai loro hobby. Non riesco a ricordare un’occasione in cui mio padre abbia giocato con me. Anche quando avevo preoccupazioni e paure, non sapeva aiutarmi.
In seguito mi sono staccato da mio padre, rifiutando la sua fede. Per me è stato un bene. Quando sono cresciuto e cercavo di discutere con lui, si contrapponevano due persone, ognuna con le sue opinioni. Non vi era alcuna vicinanza emozionale. Mio padre guardava sempre tutto dall’alto in basso, classificava ogni cosa, aveva le sue idee ferree. Classificava i suoi figli in base alle loro attività lavorative. Il più grande ha studiato teologia, il secondo musica, il terzo è diventato infermiere e io pedagogo sociale. Ci valutava come oggetti: eravamo identificati con il nostro lavoro.
Non sopportava che avesse la nostra foto nel suo portafoglio. Con quelle foto si vantava. Mi sentivo una specie di cartellone pubblicitario.
Ho ricevuto da lui lezioni di religione e di preparazione alla cresima, ma anche in questo caso non vi era alcun coinvolgimento emotivo. Ho sempre cercato la vitalità in mio padre. Ho provato partecipando alle funzioni religiose, suonando l’organo, ma ero solo. Questo spiega anche il mio allontanamento dalla fede. Ciò che lui predicava non aveva nulla a che fare con me. In seguito ho riflettuto molto sul mio essere uomo. Per esempio ho letto il libro “La cacciata dei genitori” di Volker Elis Pilgrim. Ho seguito anche una terapia della Gestalt insieme a un gruppo. In questa fase, ho deciso d separarmi di miei genitori. Anche quello che dicevo era il frutto di istruzioni stereotipate. Di mia madre ho conservato l’esortazione: “Mangia, ragazzo!”. Mio padre era quello che faceva sempre riferimenti alla religione.
Nella fase del distacco mio padre è morto. Non l’ho più visto, non ero neppure presente ai funerali. Nel momento in cui è stato sepolto ho cercato una piccola chiesa solitaria e lì ho gridato contro mio padre tutto quello che mi passava per la testa. Ho gridato, cantato e pianto.
Riflessioni da fare a casa
Che cosa ricordo del mio padre e il suo ruolo nella mia educazione?
Come svolgo il ruolo genitoriale nella mia famiglia?
Quali è il rapporto con i miei figli?
Tra la fede che predico ai miei figli e la fede che trasmetto con la mia vita, ci sono delle incongruenze?
Racconto tra la coppia dell’immagine dei genitori vissuta nella propria famiglia d’origine e dell’immagine dei genitori che ci piacere lasciare nei nostri figli.
Hinei ma tov
Hinei ma tov umanaim shevet achim gam yachad,
Hinei ma tov umanaim shevet achim gam yachad,
Hinei ma tov,
Hinei ma tov,
lai lai lai lai lai lai lai lai lai lai
Hinei ma tov,
Hinei ma tov,
lai lai lai lai lai lai lai lai lai lai


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