Se sono povero, posso crescere bene il mio figlio?



Socializzazione Familiare,
Classe Sociale e Stili educativi Familiari
Tobias C. Ihejirika
Introduzione
La socializzazione familiare è fortemente influenzata dalle risorse presenti nel contesto familiare (Klebanov 1997, Guo 1998, Lee e Burkam 2002). In linea con la tradizionale stratificazione sociale della famiglia in classi sociali, i sociologi hanno sempre studiato l’effetto del contesto familiare sull’educazione dei figli secondo l’ottica delle differenze in classi (Sorensen, 2000, Breen e Jonsson, 2000). In questi studi tradizionali, la classe sociale dei genitori è stata identificata in base alle loro risorse socio-economiche. Secondo questi studiosi, le variabili che determinano il ceto sociale a cui una famiglia appartiene sono lo status socio-economico della famiglia, la cultura sociale ed educativa dei genitori e le aspirazioni dei genitori per i loro figli. In base a questa differenziazione, è stato fatto uno studio comparativo sugli stili educativi nelle diverse famiglie. Quest’ottica è stata dimostrata valida da alcuni studi sul successo educativo tramandato in modo intergenerazionale (Erickson e Jonsson, 1996; Muller et al; 1993; Shavit e Blossfeld, 1993) e sulle dinamiche familiari della mobilità occupazionale (Breen, 2004).
Una analisi attenta di questi studi della socializzazione primaria, fatti in recenti ricerche (Jarger e Holm, 2007), dimostra che non si deve più spiegare l’effetto del contesto familiare sulla socializzazione familiare solo in base ai criteri socio economici. Infatti, lo studio di Jarger e Holm sulla possibilità di spiegare l’effetto della classe sociale sulla riuscita educativa nelle scuole danesi solo in base ai capitali economico, culturale e sociale, ha dimostrato l’importanza di questi capitali pur sottolineandone la loro insufficenza. Viene, quindi, proposta una nuova ottica dove gli effetti del contesto familiare sull’educazione devono includere i capitali non-socio-economici, didattici familiari (Lareau 2002, 2003), razziali (Farkas and Beron 2004, Hart and Risley 1995, Cheadle e Amato 2007) e psicologico-affettivi (Di Piero, 2008). L’idea di base portata da queste ricerche è che le differenze nella vita in famiglia non sta solo nei vantaggi che i genitori ottengono per i loro figli, ma anche nelle doti che vengono intenzionalmente trasmesse ai figli nella negoziazione dei loro percorsii di vita (Lareau, 2002).
I fattori tradizionali che determinano una classe sociale sono fattori sociali, economici e culturali, che qui considereremo come capitali presenti all’interno delle famiglie.
Vogliamo qui studiare i fattori di capitale sociale(Coleman 1988), capitale economico(Becker 1964) e capitale culturale (Bourdieu 1977°, 1977b, 1984, 1986; Bourdieu e Passeron 1977) non in quanto creano classi sociali, ma singolarmente e nelle loro relazioni di interdipendenza, per vedere quanto influiscono sulla socializzazione familiare. Questo ci permette di includere altri fattori (non socio-econimici) in modo da studiare la socializzazione familiare in base anche a criteri psicologici e all’investimento educativo che i genitori fanno nelle loro famiglie. Crediamo che questo modo di studiare l’effetto del contesto familiare sulla socializzazione familiare sia più aperto, più sistemico e più complessivo. Il primo passo è isolare e studiare questi fattori considerandoli come risorse familiari.
Risorse familiari (capitali familiari) e stili educativi familiari
Jaeger e Holm (Jaeger e Holm 2007) hanno identificato i vari capitali che si possono trovare all’interno della famiglia: il capitale economico, il capitale culturale e il capitale sociale. A questi ci sembra importante aggiungere anche il capitale affettivo, dimensione mutuata dalla visione dello sviluppo della famiglia come unità affettiva.
1. Capitale Economico
Per capitale economico ci si riferisce allo stipendio e reddito dei genitori, al loro patrimonio, proprietà ecc. (Bourdieu, 1984, pp. 114-115). Il capitale economico della famiglia è molto importante nei paesi dove si vive ancora una netta dicotomia fra i ricchi e i poveri, dove si paga ancora per avere un’educazione di base e nei paesi dove i poveri non hanno accesso ai mezzi di comunicazione sociale e ai libri.
È importante ribadire che non basta avere il capitale per far si che esso influisca nella socializzazione dei figli. Una famiglia benestante che non investe sui libri e sulla promozione della formazione dei figli ha una risorsa (ricchezza materiale) che però non mette a loro disposizione. Un dato certo è che in una “welfare society”, il capitale economico è molto omogeneo.
Più alto è il capitale economico, meno rigidi sono i genitori nel trattare i figli. Sono meno punitivi, riconoscono, apprezzano e ricompensano l’impegno e l’intenzione dei figli più del loro livello di riuscita.
Quando invece il livello del capitale economico è basso, i genitori sono meno tolleranti e più rigidi nei confronti dei figli. Premiano il risultato e puniscono ogni atto di insubordinazione.
2. Capitale Culturale
Nella “società dell’apprendimento”, diventa un po’ difficile stratificare la società secondo il bagaglio culturale della famiglia. Il livello dello studio dei genitori determina molto l’offerta della formazione fatta ai figli. Genitori laureati tendono di più a fare il progetto educativo globale. Il ruolo della famiglia dove il livello culturale e di studio è elevato diventa sempre più di mediazione che di censura.
All’interno del capitale culturale dobbiamo considerare anche il bagaglio etnico e il vissuto dei genitori. Le tendenze della tradizione e le usanze trasmesse da generazione a generazione possono influire molto sulla capacità ricettiva della famiglia di fronte alle nuove conoscenze. Tale atteggiamento viene anche trasmesso ai figli. La famiglia in questo senso, è un laboratorio per la trasmissione delle idee e dei valori.
Più ricco è il capitale culturale, più alto è il livello di dialogo tra genitori e figli, di conseguenza lo stile educativo è basato sul ragionamento e il confronto.
Più povero è il capitale culturale, più basso sarà il livello del confronto e del dialogo; di conseguenza lo stile educativo è basato più su ordini rigidi e comandi non motivati.
3. Capitale Sociale
Il capitale sociale si mostra molto vasto e comprende, in modo particolare le qualità delle reti sociali dei genitori (Bourdieu, 1986). Bourdieu dice che il capitale sociale riguarda avere amici nei ceti alti “friends in the high places”. Il capitale sociale di una famiglia aumenta secondo la qualità degli amici della famiglia. La socializzazione nella famiglia dipende molto da chi la famiglia incontra. I modelli di riferimento dei figli sono gli adulti con i quali essi si misurano nel processo di sviluppo. Si può dire che una famiglia di operai tende a produrre più operai che professionisti, mentre le famiglie culturalmente più elevate tendono a produrre più professionisti che operai. Negli studi più recenti sul capitale sociale, (Coleman, 1990, Putnam, 2000, Burt, 2005, Reimer, Lyons, Ferguson e Polanco 2008), si propone una nuova visione delle reti sociali come capitale. Secondo Coleman, il capitale sociale è una “funzione”, non una “cosa”. Il capitale sociale è una proprietà qualitativa delle relazioni sociali. Non è una somma di individui o scambio tra individui di un ceto sociale. Il suo valore non sta nello “scambio” di rapporti, ma nella “utilità” dei rapporti. Questa utilità viene basata su strutture, mansioni e norme ben definite. In questa luce, le famiglie povere in un territorio organizzato in reti sociali per l’educazione dei figli possono essere molto più ricche nel capitale sociale delle famiglie di un alto ceto sociale che si scambiano rapporti interfamiliari senza definizioni dei fini ed uso qualitativo della loro rete sociale.
Più povero è il capitale sociale, più chiusa ed isolata è la famiglia. Meno confronto esterno, meno competitività, meno sostegno differenziato e meno motivazione alla riuscita.
Più ricco è il capitale sociale, più aperta è la famiglia alla novità, più solidarietà interfamiliari, sostegno territoriale ed amicale, competizione e motivazione alla mobilità sociale.
Lo stile educativo non dipende solo dalla disponibilità di risorse, dipende molto da come queste risorse vengono utilizzate per la socializzazione dei figli e nei rapporti con i figli.
4. Capitale Affettivo
La configurazione della famiglia centrato sulla condivisione degli affetti avvenuta nella nostra epoca, ha fatto si che lo studio della socializzazione primaria nella famiglia dal punto di vista della sua classe socio economico sia molto parziale. L’immagine della famiglia come luogo di condivisione degli affetti e delle relazioni contrapposta all’immagine della famiglia come nucleo di negoziazione economica e sociale richiede una nuova stratificazione della famiglia secondo la sua capacità affettiva. Alcuni studiosi (Lohman, Kaura, Newman, 2007) della psicologia della famiglia hanno definito la socializzazione primaria che avviene all’interno della famiglia in termini di “psychosocial adjustment” adattamento psico-sociale. La parola chiave qui è individualizzazione inteso come processo di differenziazione che agisce sulla capacità di una famiglia nello stabilire in modo chiaro i confini tra i membri della famiglia e i loro ruoli in modo da permettere che ogni individuo stabilisca la propria identità e si inserisca con un proprio ruolo nella famiglia e nella società (Israelstam, 1989). Gli studiosi dell’orientamento sistemico spiegano che l’individualizzazione avviene in un clima familiare che riesce ad equilibrare autonomia e attaccamento (Perosa, Perosa, e Tom, 1996; Shapiro, 1989). In base a quanto la famiglia raggiunge questo equilibrio, è possibile stratificarla in due nuove classi affettive: famiglia affettivamente differenziata e famiglia non-affettivamente differenziata. In una famiglia ben differenziata, lo stile di socializzazione promuove l’adattamento personale (Bartle-Haring, 1997; Clark e Ladd, 2000; Hock, Eberly, Bartle-Haring, Ellwanger, e Widaman, 2001) e la riuscita (Chen e Dornbusch, 1998; Perosa et al., 2002; Peterson, Bush, e Supplì, 1999). In una famiglia poco differenziata, (Peleg-Popko, 2002) lo stile educativo produce figli con carenze nella capacità di individualizzazione, un alto livello di ansia cronica e un basso livello di adattamento psico-sociale (socializzazione).
Come è stato studiato recentemente (Di Piero, 2008) una famiglia poco differenziata sviluppa stili educativi emotivamente disfunzionali: stile iperansioso , stile iperprotettivo, stile ipercritico, stile perfezionistico, stile incoerente
Concerted cultivation ( progettazione educativa globale)
Lareau (2003) ha sviluppato una ricerca con bambini fra 8 – 10 anni e le loro famiglie per vedere gli effetti delle ineguaglianze e disparità negli stili educativi delle famiglie di diverse classi sociali. Ha dimostrato che pur essendo vero che, l’appartenenza ad un livello culturale, sociale o economico, può determinare lo stile di socializzazione nella famiglia, molto dipende anche dall’investimento educativo dei genitori nella formazione e socializzazione dei figli. La disponibilità delle risorse educative dell’ambiente familiare, non ne garantisce il loro uso effettivo. Molto dipende dal progetto educativo e socializzante utilizzato dai genitori. Secondo lei, famiglie di diverse classi sociali educano i loro figli con diversi stili educativi. Più alta è la famiglia nella classificazione sociale più usa lo stile della concerted cultivation, mentre più bassa è la famiglia nella classificazione sociale, più usa lo stile di crescita naturale e spontanea.
La “concerted cultivation” è la progettazione curata dei processi educativi e degli eventi (extra scolastici) educativi dei figli in base alle risorse familiari disponibili. I genitori che presentano questo tipo di investimento educativo, sono genitori impegnati a progettare la vita dei loro figli consciamente e deliberatamente per aiutarli a sviluppare le loro doti cognitive e sociali.
Pur mettendo ben in vista le risorse socio economiche disponibili nelle diverse famiglie, Lareau basa la sua ricerca sulle “risorse utilizzate”. Queste risorse sembrano essere definite più dall’interesse e aspirazione dei genitori per i loro figli che dalla posizione socio economica degli stessi. Definisce quindi, tre dimensioni delle risorse che ha chiamato “investimento educativo”:
1) Tempo dedicato alla pianificazione e realizzazione del tempo libero dei figli
Genitori della classe socio-economicamente alta organizzano una vita altamente strutturata per i loro figli, con giochi guidati da adulti, con lezioni di musica, insegnamenti di sostegno, ballo, cavallo, calcio, piscina, ecc. Accompagnano i figli in queste attività e creano per loro un ambiente formale anche al di fuori della scuola per uno sviluppo ben studiato; mentre i genitori della classe socio-economicamente bassa tendono a lasciare i figli per conto proprio.
2) Livello di interazione con le figure professionali al fine di un maggior beneficio per i figli
Genitori della classe alta sembrano essere più interessati a dialogare con il medico, l’insegnante, l’allenatore, ecc dei loro figli, per sapere il livello delle loro prestazioni e dei possibili modi per migliorarle. Partecipano nelle associazioni dei genitori ecc., mentre i genitori della classe bassa tendono di evitare tali interazioni.
3) Costruzione del rapporto educativo con figli
Esiste la progettazione educativa globale nello studiare i modi di porsi alla presenza dei figli, di censurare il linguaggio, guidare nella scelta dei libri e giornali e nella scelta degli amici ammessi negli ambienti familiari al fine di assicurarne la loro crescita idonea . Genitori della classe alta sembrano curare il tutto nei minimi dettagli. Insegnano ai figli le buone maniere ecc, mentre i genitori della classe bassa lasciano svolgere le attività familiari in un modo “normale” per loro adulti senza badare a ciò che viene trasmesso ai propri figli.
Sommario delle differenze in stili educativi secondo Lareau
Dimensione osservata
Concerted cultivation(progettazione educativa globale)
Stile di crescita naturale
Elementi chiave degli stili
I genitori intenzionalmente stimolano i talenti dei figli, le loro opinioni e sviluppo
I genitori curano i figli, ma li lasciano crescere liberamente
Organizzazione della vita quotidiana
Il tempo libero dei figli è strutturato dai genitori
Il tempo libero dei figli non è strutturato dai genitori
Uso del lingguagio
Stimolazione dei ragionamenti, confronto, negoziazione tra genitori e figli
Direttivi, i figli obbediscono più spesso ed accettano le opinioni dei genitori senza negoziare
Reti sociali
Rete di parentela debole, legami con gruppi di età molto omogenei
Forte rete di parentela, legami con gruppi di età molto eterogenei
Interventi in istituzioni
Critiche ed interventi per i figli, addestramento dei figli ad intervenire per se stessi
Dipendenza dalle istituzioni, senso di frustrazione, conflitto tra stili educati familiari e stili educativi scolastici
Conseguenze
L’emergenza di un senso di diritto e del dovere dalla parte dei figli
L’emergenza di un senso di costrizione dalla parte dei figli
Disponibilità dei genitori alla funzione genitoriale e la mediazione della famiglia
La concerted cultivation della Lareau introduce un aspetto molto importante nello studio dell’effetto del contesto familiare sulla socializzazione primaria, ma ciò non può essere una spiegazione definitiva di questo fenomeno. Non considera alcuni aspetti molto importanti quali le differenze di luogo, sesso, occupazione specifica, razza o ubicazione dei genitori. Pur avendo studiato gli effetti della razza sull’organizzazione della vita quotidiana dei figli, nella sua analisi, Lareau sostiene che due famiglie della stessa classe sociale, anche se di diverse razze, hanno molte più cose in comune che famiglie della stessa razza ma di diverse classi sociali.
Lareau ha sottolineato che queste classi corrispondono a quelle tradizionali (una famiglia di una classe alta praticherebbe “l’investimento educativo progettuale”, mentre una famiglia povera praticherebbe il metodo naturale), comunque, la sua definizione delle classi sottolineata da questo studio introduce elementi cha vanno al di là delle considerazioni economiche, sociali e culturali tradizionalmente definite nelle stratificazioni sociali. Pur tenendo conto delle risorse culturali, sociali e economiche, introduce la disponibilità dei genitori alla funzione genitoriale, quale fattore che non dipende dalla classe sociale, ma che è capace di trasformare e superare le dinamiche di classe.
Questa “disponibilità” può far si che una famiglia di qualsiasi classe sociale(nei termini in cui conosciamo le classi) riesce ad utilizzare lo stile educativo utilizzato nelle famiglie di una classe diversa dalla sua e avere a sua disposizione risorse moto superiori a quelle che si trovano all’interno delle famiglie benestanti.
Lo studio delle reti educative territoriali dimostra bene questa possibilità. Tombetta (2007) racconta come la partecipazione dei genitori in una rete educativa territoriale a Villasanta (Monza) è stata capace di mobilizzare tutte le risorse educative nel territorio per la trasformazione degli stili di tutti i genitori; ricchi o poveri che siano. Infatti, nelle parole di uno dei genitori, quello che ci voleva era la voglia, il tempo, la necessità di fermasi per un paio d’ore per ragionare con altre persone.
Così, lo studio di Chin e Phillips (2004) criticando Lareau, dimostra che tantissimi genitori di diverse classi socio- economiche usano i medesimi stili educativi nelle loro famiglie. Per loro, l’investimento educativo progettuale ha un valore di mediazione, ed è un compito svolto dalla famiglia capace di cancellare gli effetti della condizione socio-economica sul processo di socializzazione dei figli.
Dall’altra parte, altri studiosi (Cheadle 2005, Cheadle e Amato 2007, Pattillo-McCoy 1999) hanno dimostrato che l’appartenenza ad una classe socio - economica non garantisce l’uso di uno stile educativo o una progettazione educativa per i figli. Ci sono anche fattori di tipo razziale ed etnico. In uno studio di Cheadle (2008), l’analisi dell’investimento educativo, contesto familiare e la prestazione dei bambini in matematica e lettura dall’asilo fino alla terza media, dimostra che l’uso della concerted cultivation ha mediato più significativamente la differenza razziale ed etnica che la differenza di classi sociali.
Conclusione
Il capitale economico, il capitale culturale, il capitale sociale, il capitale affettivo, come l’investimento educativo intenzionale e coinvolgente non sono in grado, singolarmente, di dare una spiegazione complessiva dell’effetto che il contesto familiare ha sulla socializzazione familiare. Per poter giungere a tale spiegazione è necessario guardare oltre la singolarità dei fattori. Ogni sistema: capitale economico, capitale culturale, capitale sociale e capitale affettivo ha la sua importanza. Il ruolo della famiglia è, allora, quello di “mediare” gli effetti delle risorse presenti al suo interno.
La mediazione della famiglia tra le risorse familiari e la socializzazione primaria un tempo veniva considerata spontanea, “informale” e “naturale”. I figli apprendevano dai genitori nella quotidianità naturale. Una famiglia numerosa aveva una differenziazione chiara dei ruoli: nonni, genitori, zii, figli più grandi e figli più piccoli. Si imparava a vivere nella società partecipando alla vita della propria famiglia: vita lavorativa, sociale, culturale e religiosa. Nella società dell’apprendimento, non basta più la spontaneità, questo ruolo di mediazione sta diventando sempre più formale, metacognitivo, progettato e organizzato. Il progettare del modo in cui il contesto familiare influisce sulla socializzazione primaria dei figli è una mediazione che ogni genitori dovrà sapere fare specialmente nella scelta degli stili educativi per crescere i figli. E’ in questo ruolo di mediazione che si deve cercare la chiave di lettura principale dell’effetto del contesto familiare sulla socializzazione primaria dei figli.
Bibliografia
Bourdieu, P. (1980) “Le Capital Social: Notes Provisoires” Actes de la Recherche en Sciences Sociales 3, 2-3
Bourdieu, P. (1986) “The Forms of Capital” in J.Richardson (1986) Handbook of Theory and Research for the Sociology of Education, New York, Grewood Press.
Burt, R, (2005) Brokerage and Closure, Oxford, Oxford University Press.
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Coleman, J, (1990) Foundations of Social Theory, Harvard, Belknap.
Di Piero, M, (2008) L’educazione razionale emotiva, Trento, Edizioni Ericson.
Gebauer, K, (2006) Padre cercasi, Roma, Edizioni Magi.
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Lareau, A, (1989), Home Advantage: Social Class and Parental Intervention in Elementary Education. New York: Falmer Press.
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Lareau, A (2003), Unequal Childhoods: Class, Race, and Family Life. Berkeley: University of Califonia Press.
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Classe Sociale e Stili educativi Familiari
Tobias C. Ihejirika
Introduzione
La socializzazione familiare è fortemente influenzata dalle risorse presenti nel contesto familiare (Klebanov 1997, Guo 1998, Lee e Burkam 2002). In linea con la tradizionale stratificazione sociale della famiglia in classi sociali, i sociologi hanno sempre studiato l’effetto del contesto familiare sull’educazione dei figli secondo l’ottica delle differenze in classi (Sorensen, 2000, Breen e Jonsson, 2000). In questi studi tradizionali, la classe sociale dei genitori è stata identificata in base alle loro risorse socio-economiche. Secondo questi studiosi, le variabili che determinano il ceto sociale a cui una famiglia appartiene sono lo status socio-economico della famiglia, la cultura sociale ed educativa dei genitori e le aspirazioni dei genitori per i loro figli. In base a questa differenziazione, è stato fatto uno studio comparativo sugli stili educativi nelle diverse famiglie. Quest’ottica è stata dimostrata valida da alcuni studi sul successo educativo tramandato in modo intergenerazionale (Erickson e Jonsson, 1996; Muller et al; 1993; Shavit e Blossfeld, 1993) e sulle dinamiche familiari della mobilità occupazionale (Breen, 2004).
Una analisi attenta di questi studi della socializzazione primaria, fatti in recenti ricerche (Jarger e Holm, 2007), dimostra che non si deve più spiegare l’effetto del contesto familiare sulla socializzazione familiare solo in base ai criteri socio economici. Infatti, lo studio di Jarger e Holm sulla possibilità di spiegare l’effetto della classe sociale sulla riuscita educativa nelle scuole danesi solo in base ai capitali economico, culturale e sociale, ha dimostrato l’importanza di questi capitali pur sottolineandone la loro insufficenza. Viene, quindi, proposta una nuova ottica dove gli effetti del contesto familiare sull’educazione devono includere i capitali non-socio-economici, didattici familiari (Lareau 2002, 2003), razziali (Farkas and Beron 2004, Hart and Risley 1995, Cheadle e Amato 2007) e psicologico-affettivi (Di Piero, 2008). L’idea di base portata da queste ricerche è che le differenze nella vita in famiglia non sta solo nei vantaggi che i genitori ottengono per i loro figli, ma anche nelle doti che vengono intenzionalmente trasmesse ai figli nella negoziazione dei loro percorsii di vita (Lareau, 2002).
I fattori tradizionali che determinano una classe sociale sono fattori sociali, economici e culturali, che qui considereremo come capitali presenti all’interno delle famiglie.
Vogliamo qui studiare i fattori di capitale sociale(Coleman 1988), capitale economico(Becker 1964) e capitale culturale (Bourdieu 1977°, 1977b, 1984, 1986; Bourdieu e Passeron 1977) non in quanto creano classi sociali, ma singolarmente e nelle loro relazioni di interdipendenza, per vedere quanto influiscono sulla socializzazione familiare. Questo ci permette di includere altri fattori (non socio-econimici) in modo da studiare la socializzazione familiare in base anche a criteri psicologici e all’investimento educativo che i genitori fanno nelle loro famiglie. Crediamo che questo modo di studiare l’effetto del contesto familiare sulla socializzazione familiare sia più aperto, più sistemico e più complessivo. Il primo passo è isolare e studiare questi fattori considerandoli come risorse familiari.
Risorse familiari (capitali familiari) e stili educativi familiari
Jaeger e Holm (Jaeger e Holm 2007) hanno identificato i vari capitali che si possono trovare all’interno della famiglia: il capitale economico, il capitale culturale e il capitale sociale. A questi ci sembra importante aggiungere anche il capitale affettivo, dimensione mutuata dalla visione dello sviluppo della famiglia come unità affettiva.
1. Capitale Economico
Per capitale economico ci si riferisce allo stipendio e reddito dei genitori, al loro patrimonio, proprietà ecc. (Bourdieu, 1984, pp. 114-115). Il capitale economico della famiglia è molto importante nei paesi dove si vive ancora una netta dicotomia fra i ricchi e i poveri, dove si paga ancora per avere un’educazione di base e nei paesi dove i poveri non hanno accesso ai mezzi di comunicazione sociale e ai libri.
È importante ribadire che non basta avere il capitale per far si che esso influisca nella socializzazione dei figli. Una famiglia benestante che non investe sui libri e sulla promozione della formazione dei figli ha una risorsa (ricchezza materiale) che però non mette a loro disposizione. Un dato certo è che in una “welfare society”, il capitale economico è molto omogeneo.
Più alto è il capitale economico, meno rigidi sono i genitori nel trattare i figli. Sono meno punitivi, riconoscono, apprezzano e ricompensano l’impegno e l’intenzione dei figli più del loro livello di riuscita.
Quando invece il livello del capitale economico è basso, i genitori sono meno tolleranti e più rigidi nei confronti dei figli. Premiano il risultato e puniscono ogni atto di insubordinazione.
2. Capitale Culturale
Nella “società dell’apprendimento”, diventa un po’ difficile stratificare la società secondo il bagaglio culturale della famiglia. Il livello dello studio dei genitori determina molto l’offerta della formazione fatta ai figli. Genitori laureati tendono di più a fare il progetto educativo globale. Il ruolo della famiglia dove il livello culturale e di studio è elevato diventa sempre più di mediazione che di censura.
All’interno del capitale culturale dobbiamo considerare anche il bagaglio etnico e il vissuto dei genitori. Le tendenze della tradizione e le usanze trasmesse da generazione a generazione possono influire molto sulla capacità ricettiva della famiglia di fronte alle nuove conoscenze. Tale atteggiamento viene anche trasmesso ai figli. La famiglia in questo senso, è un laboratorio per la trasmissione delle idee e dei valori.
Più ricco è il capitale culturale, più alto è il livello di dialogo tra genitori e figli, di conseguenza lo stile educativo è basato sul ragionamento e il confronto.
Più povero è il capitale culturale, più basso sarà il livello del confronto e del dialogo; di conseguenza lo stile educativo è basato più su ordini rigidi e comandi non motivati.
3. Capitale Sociale
Il capitale sociale si mostra molto vasto e comprende, in modo particolare le qualità delle reti sociali dei genitori (Bourdieu, 1986). Bourdieu dice che il capitale sociale riguarda avere amici nei ceti alti “friends in the high places”. Il capitale sociale di una famiglia aumenta secondo la qualità degli amici della famiglia. La socializzazione nella famiglia dipende molto da chi la famiglia incontra. I modelli di riferimento dei figli sono gli adulti con i quali essi si misurano nel processo di sviluppo. Si può dire che una famiglia di operai tende a produrre più operai che professionisti, mentre le famiglie culturalmente più elevate tendono a produrre più professionisti che operai. Negli studi più recenti sul capitale sociale, (Coleman, 1990, Putnam, 2000, Burt, 2005, Reimer, Lyons, Ferguson e Polanco 2008), si propone una nuova visione delle reti sociali come capitale. Secondo Coleman, il capitale sociale è una “funzione”, non una “cosa”. Il capitale sociale è una proprietà qualitativa delle relazioni sociali. Non è una somma di individui o scambio tra individui di un ceto sociale. Il suo valore non sta nello “scambio” di rapporti, ma nella “utilità” dei rapporti. Questa utilità viene basata su strutture, mansioni e norme ben definite. In questa luce, le famiglie povere in un territorio organizzato in reti sociali per l’educazione dei figli possono essere molto più ricche nel capitale sociale delle famiglie di un alto ceto sociale che si scambiano rapporti interfamiliari senza definizioni dei fini ed uso qualitativo della loro rete sociale.
Più povero è il capitale sociale, più chiusa ed isolata è la famiglia. Meno confronto esterno, meno competitività, meno sostegno differenziato e meno motivazione alla riuscita.
Più ricco è il capitale sociale, più aperta è la famiglia alla novità, più solidarietà interfamiliari, sostegno territoriale ed amicale, competizione e motivazione alla mobilità sociale.
Lo stile educativo non dipende solo dalla disponibilità di risorse, dipende molto da come queste risorse vengono utilizzate per la socializzazione dei figli e nei rapporti con i figli.
4. Capitale Affettivo
La configurazione della famiglia centrato sulla condivisione degli affetti avvenuta nella nostra epoca, ha fatto si che lo studio della socializzazione primaria nella famiglia dal punto di vista della sua classe socio economico sia molto parziale. L’immagine della famiglia come luogo di condivisione degli affetti e delle relazioni contrapposta all’immagine della famiglia come nucleo di negoziazione economica e sociale richiede una nuova stratificazione della famiglia secondo la sua capacità affettiva. Alcuni studiosi (Lohman, Kaura, Newman, 2007) della psicologia della famiglia hanno definito la socializzazione primaria che avviene all’interno della famiglia in termini di “psychosocial adjustment” adattamento psico-sociale. La parola chiave qui è individualizzazione inteso come processo di differenziazione che agisce sulla capacità di una famiglia nello stabilire in modo chiaro i confini tra i membri della famiglia e i loro ruoli in modo da permettere che ogni individuo stabilisca la propria identità e si inserisca con un proprio ruolo nella famiglia e nella società (Israelstam, 1989). Gli studiosi dell’orientamento sistemico spiegano che l’individualizzazione avviene in un clima familiare che riesce ad equilibrare autonomia e attaccamento (Perosa, Perosa, e Tom, 1996; Shapiro, 1989). In base a quanto la famiglia raggiunge questo equilibrio, è possibile stratificarla in due nuove classi affettive: famiglia affettivamente differenziata e famiglia non-affettivamente differenziata. In una famiglia ben differenziata, lo stile di socializzazione promuove l’adattamento personale (Bartle-Haring, 1997; Clark e Ladd, 2000; Hock, Eberly, Bartle-Haring, Ellwanger, e Widaman, 2001) e la riuscita (Chen e Dornbusch, 1998; Perosa et al., 2002; Peterson, Bush, e Supplì, 1999). In una famiglia poco differenziata, (Peleg-Popko, 2002) lo stile educativo produce figli con carenze nella capacità di individualizzazione, un alto livello di ansia cronica e un basso livello di adattamento psico-sociale (socializzazione).
Come è stato studiato recentemente (Di Piero, 2008) una famiglia poco differenziata sviluppa stili educativi emotivamente disfunzionali: stile iperansioso , stile iperprotettivo, stile ipercritico, stile perfezionistico, stile incoerente
Concerted cultivation ( progettazione educativa globale)
Lareau (2003) ha sviluppato una ricerca con bambini fra 8 – 10 anni e le loro famiglie per vedere gli effetti delle ineguaglianze e disparità negli stili educativi delle famiglie di diverse classi sociali. Ha dimostrato che pur essendo vero che, l’appartenenza ad un livello culturale, sociale o economico, può determinare lo stile di socializzazione nella famiglia, molto dipende anche dall’investimento educativo dei genitori nella formazione e socializzazione dei figli. La disponibilità delle risorse educative dell’ambiente familiare, non ne garantisce il loro uso effettivo. Molto dipende dal progetto educativo e socializzante utilizzato dai genitori. Secondo lei, famiglie di diverse classi sociali educano i loro figli con diversi stili educativi. Più alta è la famiglia nella classificazione sociale più usa lo stile della concerted cultivation, mentre più bassa è la famiglia nella classificazione sociale, più usa lo stile di crescita naturale e spontanea.
La “concerted cultivation” è la progettazione curata dei processi educativi e degli eventi (extra scolastici) educativi dei figli in base alle risorse familiari disponibili. I genitori che presentano questo tipo di investimento educativo, sono genitori impegnati a progettare la vita dei loro figli consciamente e deliberatamente per aiutarli a sviluppare le loro doti cognitive e sociali.
Pur mettendo ben in vista le risorse socio economiche disponibili nelle diverse famiglie, Lareau basa la sua ricerca sulle “risorse utilizzate”. Queste risorse sembrano essere definite più dall’interesse e aspirazione dei genitori per i loro figli che dalla posizione socio economica degli stessi. Definisce quindi, tre dimensioni delle risorse che ha chiamato “investimento educativo”:
1) Tempo dedicato alla pianificazione e realizzazione del tempo libero dei figli
Genitori della classe socio-economicamente alta organizzano una vita altamente strutturata per i loro figli, con giochi guidati da adulti, con lezioni di musica, insegnamenti di sostegno, ballo, cavallo, calcio, piscina, ecc. Accompagnano i figli in queste attività e creano per loro un ambiente formale anche al di fuori della scuola per uno sviluppo ben studiato; mentre i genitori della classe socio-economicamente bassa tendono a lasciare i figli per conto proprio.
2) Livello di interazione con le figure professionali al fine di un maggior beneficio per i figli
Genitori della classe alta sembrano essere più interessati a dialogare con il medico, l’insegnante, l’allenatore, ecc dei loro figli, per sapere il livello delle loro prestazioni e dei possibili modi per migliorarle. Partecipano nelle associazioni dei genitori ecc., mentre i genitori della classe bassa tendono di evitare tali interazioni.
3) Costruzione del rapporto educativo con figli
Esiste la progettazione educativa globale nello studiare i modi di porsi alla presenza dei figli, di censurare il linguaggio, guidare nella scelta dei libri e giornali e nella scelta degli amici ammessi negli ambienti familiari al fine di assicurarne la loro crescita idonea . Genitori della classe alta sembrano curare il tutto nei minimi dettagli. Insegnano ai figli le buone maniere ecc, mentre i genitori della classe bassa lasciano svolgere le attività familiari in un modo “normale” per loro adulti senza badare a ciò che viene trasmesso ai propri figli.
Sommario delle differenze in stili educativi secondo Lareau
Dimensione osservata
Concerted cultivation(progettazione educativa globale)
Stile di crescita naturale
Elementi chiave degli stili
I genitori intenzionalmente stimolano i talenti dei figli, le loro opinioni e sviluppo
I genitori curano i figli, ma li lasciano crescere liberamente
Organizzazione della vita quotidiana
Il tempo libero dei figli è strutturato dai genitori
Il tempo libero dei figli non è strutturato dai genitori
Uso del lingguagio
Stimolazione dei ragionamenti, confronto, negoziazione tra genitori e figli
Direttivi, i figli obbediscono più spesso ed accettano le opinioni dei genitori senza negoziare
Reti sociali
Rete di parentela debole, legami con gruppi di età molto omogenei
Forte rete di parentela, legami con gruppi di età molto eterogenei
Interventi in istituzioni
Critiche ed interventi per i figli, addestramento dei figli ad intervenire per se stessi
Dipendenza dalle istituzioni, senso di frustrazione, conflitto tra stili educati familiari e stili educativi scolastici
Conseguenze
L’emergenza di un senso di diritto e del dovere dalla parte dei figli
L’emergenza di un senso di costrizione dalla parte dei figli
Disponibilità dei genitori alla funzione genitoriale e la mediazione della famiglia
La concerted cultivation della Lareau introduce un aspetto molto importante nello studio dell’effetto del contesto familiare sulla socializzazione primaria, ma ciò non può essere una spiegazione definitiva di questo fenomeno. Non considera alcuni aspetti molto importanti quali le differenze di luogo, sesso, occupazione specifica, razza o ubicazione dei genitori. Pur avendo studiato gli effetti della razza sull’organizzazione della vita quotidiana dei figli, nella sua analisi, Lareau sostiene che due famiglie della stessa classe sociale, anche se di diverse razze, hanno molte più cose in comune che famiglie della stessa razza ma di diverse classi sociali.
Lareau ha sottolineato che queste classi corrispondono a quelle tradizionali (una famiglia di una classe alta praticherebbe “l’investimento educativo progettuale”, mentre una famiglia povera praticherebbe il metodo naturale), comunque, la sua definizione delle classi sottolineata da questo studio introduce elementi cha vanno al di là delle considerazioni economiche, sociali e culturali tradizionalmente definite nelle stratificazioni sociali. Pur tenendo conto delle risorse culturali, sociali e economiche, introduce la disponibilità dei genitori alla funzione genitoriale, quale fattore che non dipende dalla classe sociale, ma che è capace di trasformare e superare le dinamiche di classe.
Questa “disponibilità” può far si che una famiglia di qualsiasi classe sociale(nei termini in cui conosciamo le classi) riesce ad utilizzare lo stile educativo utilizzato nelle famiglie di una classe diversa dalla sua e avere a sua disposizione risorse moto superiori a quelle che si trovano all’interno delle famiglie benestanti.
Lo studio delle reti educative territoriali dimostra bene questa possibilità. Tombetta (2007) racconta come la partecipazione dei genitori in una rete educativa territoriale a Villasanta (Monza) è stata capace di mobilizzare tutte le risorse educative nel territorio per la trasformazione degli stili di tutti i genitori; ricchi o poveri che siano. Infatti, nelle parole di uno dei genitori, quello che ci voleva era la voglia, il tempo, la necessità di fermasi per un paio d’ore per ragionare con altre persone.
Così, lo studio di Chin e Phillips (2004) criticando Lareau, dimostra che tantissimi genitori di diverse classi socio- economiche usano i medesimi stili educativi nelle loro famiglie. Per loro, l’investimento educativo progettuale ha un valore di mediazione, ed è un compito svolto dalla famiglia capace di cancellare gli effetti della condizione socio-economica sul processo di socializzazione dei figli.
Dall’altra parte, altri studiosi (Cheadle 2005, Cheadle e Amato 2007, Pattillo-McCoy 1999) hanno dimostrato che l’appartenenza ad una classe socio - economica non garantisce l’uso di uno stile educativo o una progettazione educativa per i figli. Ci sono anche fattori di tipo razziale ed etnico. In uno studio di Cheadle (2008), l’analisi dell’investimento educativo, contesto familiare e la prestazione dei bambini in matematica e lettura dall’asilo fino alla terza media, dimostra che l’uso della concerted cultivation ha mediato più significativamente la differenza razziale ed etnica che la differenza di classi sociali.
Conclusione
Il capitale economico, il capitale culturale, il capitale sociale, il capitale affettivo, come l’investimento educativo intenzionale e coinvolgente non sono in grado, singolarmente, di dare una spiegazione complessiva dell’effetto che il contesto familiare ha sulla socializzazione familiare. Per poter giungere a tale spiegazione è necessario guardare oltre la singolarità dei fattori. Ogni sistema: capitale economico, capitale culturale, capitale sociale e capitale affettivo ha la sua importanza. Il ruolo della famiglia è, allora, quello di “mediare” gli effetti delle risorse presenti al suo interno.
La mediazione della famiglia tra le risorse familiari e la socializzazione primaria un tempo veniva considerata spontanea, “informale” e “naturale”. I figli apprendevano dai genitori nella quotidianità naturale. Una famiglia numerosa aveva una differenziazione chiara dei ruoli: nonni, genitori, zii, figli più grandi e figli più piccoli. Si imparava a vivere nella società partecipando alla vita della propria famiglia: vita lavorativa, sociale, culturale e religiosa. Nella società dell’apprendimento, non basta più la spontaneità, questo ruolo di mediazione sta diventando sempre più formale, metacognitivo, progettato e organizzato. Il progettare del modo in cui il contesto familiare influisce sulla socializzazione primaria dei figli è una mediazione che ogni genitori dovrà sapere fare specialmente nella scelta degli stili educativi per crescere i figli. E’ in questo ruolo di mediazione che si deve cercare la chiave di lettura principale dell’effetto del contesto familiare sulla socializzazione primaria dei figli.
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1 Comments:
bell'articolo , interessante , attuale ... dovrebbero leggerlo TUTTI I PADRI SOMASCHI!!!!
pe paolo dal braile
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