In ogni quartiere

I Ragazzi del quartiere
In ogni quartiere, comunque ricco o povero, ci sono “i ragazzi del quartiere” che sono molte volte visti sulle piazze, sui muretti del quartiere e da per tutto, dalla mattina alla sera. Tanti di questi ragazzi hanno abbandonato la scuola, altri dalla stessa sono stati espulsi altri ancora fuggono da particolari condizioni di disagio della loro famiglia. Il fatto è che stando per lungo tempo in strada, coinvolgendosi a vicenda cadono nell’ uso di stupefacenti ecc.
Antonio ha un modo di camminare particolare, senza fretta. Ha un passo
sicuro e gli occhi che ti fissano mentre parla. Talvolta è facile parlare con
lui del futuro. Si scivola dai progetti ai sogni, e si continua a parlare per
ore con foga, con serietà, come se fossero dietro l’angolo. Ha smesso da
tempo di illudersi. La “svorta” miracolosa, fatalistica, non esiste. Uno la
“svorta” se la deve dare, come il coraggio.
Ha costituito la sua seconda “famiglia” in piazzetta, con gli altri del suo
gruppo. Ha scritto per questo una poesia che si intitola: “Noi. Gli ultimi
versi sono tristi e veri”.
Noi con voi,
sempre lì solo noi,
con la pioggia, la bufera, il vento
sempre lì, in ogni momento
in piazza a far comunella,
a parlare a raccontare in una piazza,
agli occhi della gente che commenta “che pazzi!”
ma noi che lo sappiamo ci ridiamo,
a noi nulla ci importa o ci interessa
se non della nostra vita stessa.
Noi solo noi,
sempre lì, tutti insieme ma soli.
Cosi, tanti giovani, pur facendo parte visibile della società, rimangono totalmente esclusi dalla società stessa. Non hanno e non fanno opinione, molte volte, sono dimenticati nel loro mondo che risulta sconosciuto. Diventano visibili solo per i fatti di cronaca o perché il loro comportamento disturba gli abitanti del quartiere. In questo senso, sono anche essi ragazzi della strada. La strada gli dà un’identità, un’appartenenza e una storia. Quello che la società gli ha negato, la strada glielo dà!
In ogni quartiere, comunque ricco o povero, ci sono “i ragazzi del quartiere” che sono molte volte visti sulle piazze, sui muretti del quartiere e da per tutto, dalla mattina alla sera. Tanti di questi ragazzi hanno abbandonato la scuola, altri dalla stessa sono stati espulsi altri ancora fuggono da particolari condizioni di disagio della loro famiglia. Il fatto è che stando per lungo tempo in strada, coinvolgendosi a vicenda cadono nell’ uso di stupefacenti ecc.
Antonio ha un modo di camminare particolare, senza fretta. Ha un passo
sicuro e gli occhi che ti fissano mentre parla. Talvolta è facile parlare con
lui del futuro. Si scivola dai progetti ai sogni, e si continua a parlare per
ore con foga, con serietà, come se fossero dietro l’angolo. Ha smesso da
tempo di illudersi. La “svorta” miracolosa, fatalistica, non esiste. Uno la
“svorta” se la deve dare, come il coraggio.
Ha costituito la sua seconda “famiglia” in piazzetta, con gli altri del suo
gruppo. Ha scritto per questo una poesia che si intitola: “Noi. Gli ultimi
versi sono tristi e veri”.
Noi con voi,
sempre lì solo noi,
con la pioggia, la bufera, il vento
sempre lì, in ogni momento
in piazza a far comunella,
a parlare a raccontare in una piazza,
agli occhi della gente che commenta “che pazzi!”
ma noi che lo sappiamo ci ridiamo,
a noi nulla ci importa o ci interessa
se non della nostra vita stessa.
Noi solo noi,
sempre lì, tutti insieme ma soli.
Cosi, tanti giovani, pur facendo parte visibile della società, rimangono totalmente esclusi dalla società stessa. Non hanno e non fanno opinione, molte volte, sono dimenticati nel loro mondo che risulta sconosciuto. Diventano visibili solo per i fatti di cronaca o perché il loro comportamento disturba gli abitanti del quartiere. In questo senso, sono anche essi ragazzi della strada. La strada gli dà un’identità, un’appartenenza e una storia. Quello che la società gli ha negato, la strada glielo dà!


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