Wednesday, 17 June 2009

Si può dire di "no" ogni tanto!


Un “no” che è un “si”
Sapere dire di no ai figli


In tante famiglie, comandano i figli. Ottengono tutto quello che vogliono. Quando non ottengono dal papà, vanno alla mamma. Qualcuno esaudisce sempre i loro desideri. Forse questo è perché tanti genitori non hanno saputo cogliere la vera richiesta dei figli. Vivono una serie di richieste e appagamenti materiali, una specie di riscatto ai genitori che spesso devono colmare il vuoto creato dalla loro disattenzione/assenza nel ruolo genitoriale con regali materiali senza fine. Oggi vogliamo discutere se è giusto dire di “no” ai figli e in quali situazioni dobbiamo dire di “no”.

Domande e condivisioni:
Vi capita di dover dire di “no” ai vostri figli e quando?
Cosa si prova quando un riesce a dire di “no” in una situazione che il suo “no” giova al vero bene del figlio?
Secondo voi, la Bibbia ci offre un aiuto ad essere genitori coerenti e bravi in questo senso?

L’ascolto della parola:

Ai Getsemani (Matteo 26, 36-46)

La famiglia Rossi (cf. Gillini-Zattoni 2004)
La famiglia Rossi va al mare: hanno preso in affitto un appartamento per un mese e fanno tanti progetti. Quest’anno hanno pensato ad una novità e sono tutti elettrizzati: i tre figli hanno ormai sette, dieci e dodici anni, su di loro si può un poco contare. Così papà fa una proposta, divide la somma generosa che ha intenzione di spendere per quattro settimane e poi dice: “Siccome siamo in vacanza, si possono fare anche delle cose un po’ strane. Emilio, tu che sei il maggiore ci farai da amministratore per la prima settimana. Tu avrai il portafoglio di casa e qualsiasi spesa passerà nelle tue mani; andrai tu a fare la spesa insieme a mamma, sarai tu a decidere insieme con lei che cosa comprare e quanto spendere. Sarai tu a decidere se ci compreremo il gelato quel giorno, se ci permetteremo qualche altra novità. Una cosa deve essere chiara: che i soldi devono durare fino al sabato della tua settimana. Ti preghiamo di non farci morire di fame, poniamo, l’ultimo giorno. In ogni caso non saranno concessi anticipi di nessun tipo, perché quando Mario la domenica dopo comincia la sua settimana ha diritto di avere la somma intera. Pensate un po’ che bello: mamma e io siamo proprio in vacanza, non ci dobbiamo preoccupare di amministrare la famiglia”.

La proposta stimolò tutti. Si scatenarono immediatamente le idee più fantasiose. “E se i soldi avanzano?”, chiese ad un tratto Emilio. Questa ipotesi papà e mamma non l’avevano fatta! Papà trovò subito la soluzione: sabato sera si esce e si spendono tutti quelli che sono avanzati, non deve rimanere neanche una lira. Ciascuno potrà esprimere i suoi desideri, ma la decisione spetterà soltanto all’amministratore. La soluzione piacque a tutti, sicchè – sotto sotto – si aspettava il sabato sera…

In quel benedetto mese successero le cose più strane alla famiglia Rossi; la mamma si sentì perfino “far le prediche” un giorno che volle il secondo caffé al bar: “Per oggi va bene – le disse l’amministratore di turno – ma domani il caffè te lo fai in casa, perché costa molto meno. E poi troppi caffé fanno male!”.

Fu così che vennero fatte impensabili “economie”: si fecero chilometri a piedi sulla spiaggia per trovare quello che affittava il moscone per cinquecento lire in meno all’ora, si giocò a calcetto uno alla volta, perché – disse sempre l’amministratore di turno – ci si diverte anche a guardare.

- Ma non vi sembra di esagerare? – disse la mamma con il tono semiserio di chi sta al gioco, quando un sabato pomeriggio le venne rifiutato il gelato, e lei sapeva che c’erano ancora tanti soldi (ma non giocava poi troppo, aveva voglia di gelato e “sperimentò” davvero che significa sentirsi dire di no per il gusto del no, almeno così pareva).
- Ma perché vuoi un gelato proprio ora? – le chiedeva il piccolo.
- Ne ho voglia e basta – esordi lei.
- No, adesso è no!
- Da un po’ di tempo mi dici sempre di no! – borbottò lei.
- Ma è un no che è un sì! – gridò il piccolo.

Frase misteriosa, ma azzeccatissima, che calmò perfino la mamma. Fu una frase che rimase nella storia della famiglia Rossi. Infatti alla sera si capì finalmente la frase misteriosa.

Invece della cena (quando fanno certe proposte, i genitori devono essere anche un po’ elastici e prendersi tutti i loro bravi rischi) l’amministratore decise (ma si vedeva che gli altri due tifavano per la sorpresa) di andare in gelateria; non una gelateria qualunque, ma proprio quella del centro che aveva esposte figure incredibili di sontuosi gelati, dai nomi più esotici. Più di mezz’ora a piedi per arrivarci, ma poi, che goduria! Ordinarono coppe altissime di gelato artigianale, lunghi bicchieri a strati colorati dai gusti strani, granatine raffinate… finché esaurirono i soldi e arrivarono a casa perfino “ubriachi” di gelato, facendo una nuova mezz’ora a piedi nell’arria un po’ fresca della notte. Così fu chiaro il senso della frase misteriosa: “un no che è un sì”! Ancora anni dopo, in casa Rossi, quando c’era qualche limite un po’ mal sopportato, un divieto, una ingiunzione poco motivata, qualcuno diceva: “E’ un no che è un sì?”. E tornava l’allegria.

Hinei ma tov
Hinei ma tov umanaim shevet achim gam yachad,
Hinei ma tov umanaim shevet achim gam yachad,
Hinei ma tov,
Hinei ma tov,
lai lai lai lai lai lai lai lai lai lai
Hinei ma tov,
Hinei ma tov,
lai lai lai lai lai lai lai lai lai lai

1 Comments:

At 21 June 2009 at 07:03 , Blogger Unknown said...

Bellissima storia! Io dico spesso di no ai miei figli...!

 

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