Globalizzazione e la sfida educativa

GLOBALIZZAZIONE ED EDUCAZIONE
(Sfide e Prospettive)
INTRODUZIONE
La tendenza alla mondialità ed all’unificazione delle esperienze umane è una sfida all’educazione. L’uomo è al centro di due tendenze forti – verso un mondo unico di tutti gli uomini controllati dalle bussole potenti di poteri internazionali, mercati liberi, universalizzazione dei valori, occidentalizzazione virtualizzazione e de-territorializzazione; e verso la ricerca d’identità culturale, il territorio, il locale e concreto.
Il fenomeno della comunicazione globalizzata e virtuale con l’attendente diffusione di una cultura virtuale e omogenea lascia l’uomo d’oggi in una crisi profonda d’orientamento. Il cambiamento continuo richiesto dalla globalizzazione mete in crisi, i sistemi d’organizzazione sociale esistenti. Non esiste più una formazione compiuta in grado di far fronte al mondo nel processo globalizzante.
Vogliamo identificare in questo studio, gli elementi costitutivi della globalizzazione e i caratteri di un’educazione capace di affrontare le sfide della globalizzazione.
CAPIRE LA GLOBALIZZAZIONE
Secondo Jan Aart Scholte (2000:15-17) ci sono cinque possibili definizioni della globalizzazione nelle letterature moderne:
I). Globalizzazione come internazionalizzazione:
Questa è la visione della globalizzazione come le relazioni che superano ogni confine nazionale. Spiega la crescita nello scambio internazionale. Le parole chiavi qui sono: interdipendenza e cooperazione. Ci sono due rami di questo: il ramo politico e il ramo economico. Nel ramo politico, vengono identificati le diverse organizzazioni della politica internazionale (Nazioni Unite, Unione Europea, Organizzazione dell’Africa Unita, Ecowas ecc.) Il ramo economico riferisce strettamente alle organizzazioni finanziarie (World Bank, Imf, ecc.) Tante volte, tutti e due rami confluiscono ed interagiscono. Il senso da ricavare qui è quello di una politica ed una economia globalizzata; economia e politica nazionale sono sottomesse e controllate da quello mondiali. (Hirst e Peters 1996:8 e 10). Questa sottomissione può essere più o meno diretta o indiretta.
II) Globalizzazione come liberazione:
Qui, si riferisce alla liberalizzazione dei rapporti economici. Creare un mercato aperto senza le tariffe nazionali. Un mercato senza confini. (Scholte 2000:16).
III) Globalizzazione come universalizzazione:
In questo senso, globalizzazione viene portata alla sua origine etimologica: globo. “Un globo è un oggetto sferico. Per il fatto che il mondo viene visto come un globo, qualsiasi cosa che ha un influenza mondiale viene definito come “globale”. Così, sentiamo espressioni come “global warming”, politica globale, villaggio globale ecc.” (Ihejirika, 2002:2). Ogni influenza che raggiunge tutto il mondo è considerata globale. Il processo di far arrivare un’influenza ai confini del mondo è dunque riconosciuto come globalizzazione. Un esempio classico di quest’aspetto è l’internet e il computer, la televisione e la radio ecc.
IV) Globalizzazione come modernizzazione ed occidentalizzazione:
Dopo l’età della colonialismo, c’è chi crede fortemente e con ragione anche, che il processo vero della colonizzazione non si è mai fermato. (Ihejirika, 2002:32-44). Questo processo ha solo cambiato la sua vestizione: nelle nuove strutture di modernismo: capitalismo, industrialismo, burocratismo, ecc. I nuovi padroni del nuovo colonialismo sono le compagnie multinazionali, i giganti dell’industria moderna, le compagnie petroliferi ecc, che controllano i mercato internazionale e creano strutture dello sfruttamento globale.
V) Globalizzazione come de-territorializzazione
Qui è il discusso sullo spazio sociale moderno. David Held et al (1999:16) definiscono globalizzazione come un processo o gruppo di processi che incorporano la trasformazione spaziale delle transazioni e relazioni sociali. Questa trasformazione può essere valutata in termini del ampio campo che riesce a raggiungere, della sua intensità, velocità ed impatto.
de-territorializzazione
liberazione
internazionalizzazione
modernizzazione ed occidentalizzazione
universalizzazione
PRECISAZIONI
Nessuno di questi termini spiega tutto quello che è la globalizzazione. La cosa più completa da fare sarebbe quella che abbiamo fatto con il nostro diagramma che mette in relazione tutte è cinque visioni della globalizzazione ricorrenti nelle letterature moderne.
Comunque riteniamo che sia anche bene precisare che la globalizzazione è un processo dinamico. E’ un processo nel senso che non è mai compiuta o piena, continua e non si ferma. Essendo solo un processo, non ha un contenuto predefinito. Diciamo che è neutra: qualsiasi cosa può essere globale. Ci può essere la globalizzazione delle guerre come ci può essere la globalizzazione di pace, ci può essere la globalizzazione di corruzione come ci può essere la globalizzazione d’integrità, ci può essere la globalizzazione d’odio come ci può essere la globalizzazione d’amore (Ihejirika, 2002:113). La globalizzazione non è una questione della moralità, ma una questione dei processi culturali a cui l’uomo deve far fronte, è un’emergenza educativa da elaborare. L’uomo si deve formare ad usare questo strumento colossale al suo vantaggio.
LE SFIDE DELL’EDUCAZIONE NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE
In questa nostra era di globalizzazione, ci sono numerose sfide educative che vengono dalla virtualizzazione del mondo, dai cambiamenti continui, dalla tensione tra la cultura globale e la cultura locale, dalla crisi di valori, dall’incertezza ed insicurezza globale, dall’inquinamento ambientale, dalla migrazione e l’attendente multiculturalità, dalla crisi dello spazio educativo ecc.
I). Virtualizzazione del mondo
Con l’internet e il computer, con la televisione e i diversi mezzi di comunicazione, c’è chi dice che il mondo stia andando verso una virtualizzazione della vita. Questa è la tendenza di fuggire dalla vita reale e vivere una vita totalmente virtuale. La sfida più grande qui è quella di mettere nella propria dimensione ciò che è virtuale, nella sua vera qualità e valore. Si teme della possibile caduta nella dipendenza o dell’avvenuta caduta nella dipendenza ai messi di comunicazione. La relazione umana viene ridotta: non è più un rapporto tra una persona ed una altra, diventa dipendente sui messaggi del telefonino, sulle immagini culturali create sul telegiornale ecc. Si tratta “di una tendenziale, se non già avvenuta, dematerializzazione del reale, connessa a uno snaturamento del reale stesso, soffocato dalle sue rappresentazioni o simulazioni tecnologiche.” (Maffesoli,2000:8).
II). Cambiamento continuo
E’ vero che tanti filosofi hanno sempre sostenuto l’ipotesi del cambiamento continuo, più che mai, l’era di globalizzazione ci presenta una erranza radicale, uno stato nascente di ogni cose. L’esempio più semplice è vedere il computer, quasi tutti i programmi principali del computer si possono aggiornare ogni giorno, se uno dovesse comprare un computer nuovo, corre il rischio di non poter accedere ai documenti vecchi su cui ha lavorato nel vecchio computer, almeno che non lo aggiorna prima.
Così è la società di globalizzazione. Sia al livello sociale che individuale, c’è sempre una traccia più evidente del tempo che passa, l’inesorabile fugacità di tutte le cose, una quasi tragica evanescenza.
III). Tensione tra culture globale e locale
Pur essendo in questo contesto globale, siamo tutti persone situate nel locale, proveniamo da qualche parte e viviamo nei territori ben definiti. Esiste dunque la tensione fra la cultura nostra al livello personale e la cultura globale. Una tensione tra la particolare e l’universale.
Questo è il paradosso della contemporaneità: di fronte a ciò che viene definita la globalizzazione mondiale, di fronte a una società virtuale ed unitaria, si manifesta la tendenza fondamentale dell’uomo all’appartenenza culturale, all’identità specifica ecc. Questo si manifesta in diversi nuovi movimenti di affermazione delle culture locali, nuovi studi storici per scoprire le nostre origini culturali ecc. Tale tensione può portare agli estremi di etno-centrismo e smarrimento totale dell’identità culturale nella pentola della mondialità. Ciò è lo stato di tensione tra un movimento fluido di globalizzazione e una corrente alternata generata da pratiche localistiche in crescita: dai movimenti alle neo-comunità, dalle jihad antagoniste alle forme neo tribale.(Maffesole,2000:18).
IV). Migrazione e multiculturalità
Nella società della globalizzazione, l’immigrazione è un fattore molto importante da considerare. Tanti popoli lasciano en masse, la loro patria per vivere in terre lontane. La conseguenza è che in una tipica città moderna, chi ci vive si deve fare conto delle persone che vengono dalle culture totalmente diverse dalla loro culture; persone con sensibilità totalmente diverse.
Anche se uno non vive in una società multiculturale, viene bombardato ogni giorno dalle faccende di queste culture dai mezzi di comunicazione. Non può rimanere indifferente alle altre culture.
La sfida qui è come vivere in solidarietà, trascendendo il livello di tolleranza interculturale ed arrivare ad una nuova visione multiculturale – non solo rispettoso della cultura altrui, ma anche apperto ad imparare da tale cultura.
V). Crisi valoriale, incertezza ed insicurezza
Nell’ultima elezione generale dell’Italia come nell’elezione generale degli Stati che verrà fra un po’, una questione molto determinante è la sicurezza. L’urgenza della sicurezza mondiale è diventata evidente dal famoso undici settembre 2001.
Questo è anche un frutto della globalizzazione; il terrorismo internazionale. Il terrorismo internazionale non è solo una questione degli armi, è anche un terrorismo del denaro. C’è chi terrorizza tutto il mondo con il denaro, e c’è chi lo fa con la paura. La cosa comune è che in tutto è due casi, il potere (arma o denaro) sta nelle mani di pochi e la maggiorità viene sacrificata per questi pochi. Come si dice nel proverbio africano, “pesce mangia pesce per crescere”.
Collegandoci al discorso della virtualità, il discorso dell’incertezza ed insicurezza non è solo reale, ma anche virtuale. Forse, la nostra epoca non è la più violenta nella storia dell’uomo, ma i mezzi di comunicazione ci porta la paura dentro la nostra casa. La cronaca continua di violenza nel mondo fa crescere il senso dell’insicurezza nell’uomo.
L’incertezza consiste nel fatto che non si sa più in cosa credere. Idee vecchie vengono riciclate e riproposte, nostre credenze e certezze epistemologiche vengono smentite giorno per giorno. L’uomo entra in una crisi valoriale, una impossibilità ed incapacità di riconciliare il mondo interiore, il mondo territoriale e il mondo globale. Questi fattori costituiscono delle sfide non indifferenti all’educazione.
VI) Crisi dello spazio e tempo educativo
La sfida ancora più urgente per l’educazione è quella dell’insufficienza dello spazio e del tempo educativo tradizionale. Non basta più fare un percorso educativo formale e strutturato dall’asilo all’università per essere una persona preparata. Le cose da imparare non sono solo infinite, le cose imparate diventano presto inutili e scadute.
La scuola non è più una questione di un edificio, è diventato un processo continuo che dovrebbe durare tutta la vita. Imparare non è come riempire un contenitore dei contenuti, è diventato addestramento continuo che devo svolgersi in tutti i luoghi e per tutta la vita.
PROSPETTIVE EDUCATIVE
Di fronte a queste sfide educative presentate dalla globalizzazione, uno si chiede quali siano le possibili tentativi a risolvere e combattere queste sfide. Quali sono le possibili strategie educative, atteggiamenti formativi e progettazione d’intervento adeguati a queste sfide.
Noi pensiamo che qualsiasi programma educativo progettato per questa epoca della globalizzazione deve includere una educazione all’erranza, all’interculturalità, alla mondialità e alla solidarietà corresponsabile. Tale programma deve essere di una educazione per tutta la vita (life long education).
I). Educazione all’erranza
Il tipo di logica sottesa a alla forma vaga e fluida della globalizzazione è quella di un discernimento e un accompagnamento continuo e duraturo nel tempo. “Il saper che serve, è quello dell’apprendimento in azione, un sapere che non può essere precostituito, ingabbiato nelle forme classiche, in forme rigide, ma che deve essere fluido, aperto, e soprattutto capace di acquisire informazioni, risultati dall’esterno, capacità di interiorizzare categorie e concetti. Per poter operare correttamente è necessario, allora, che questo tipo di apprendimento passi attraverso metodologie di ricerca, di sperimentazione, di comunicazione, di apprendimento in azione” (Romina De Cicco et al, 2000:10)
La figura dell’educatore intesa come persona che insegna , è quasi inutile. La nozione d’aiuto non risolve, una volta per sempre, i problemi dell’aiutato, sarebbe o un miracolo o un tentativo futile! L’unico modo percorribile è diventare compagni di viaggio.
II). Educazione all’interculturalità
Quasi tutti i paesi del mondo ospitano popolazioni multietniche. Non si può più negare sia la ricchezza che i problemi che questa realtà pone all’educatore. Se si parla di multiculturalismo si allude alle scelte con cui una situazione complessa viene affrontata e risorta nei suoi aspetti problematici.
L’educazione dovrebbe superare la multiculturalità per arrivare ad un’interculturalità. Tra gruppi diversi di persone la convivenza multiculturale implica uno scambio attivo di relazioni, questo scambio non deve essere lasciato per conto proprio. Lo scambio deve essere strategizzato, programmato, promosso, curato e verificabile nei suoi aspetti. (Piccone Stella,2004:9-23).
Ciò richiede che sia definita e messa in campo una politica dell’accoglienza, che non solo include gli interventi formativi come un suo aspetto importante, ma che si configura essa stessa, complessivamente, come un’azione formativa tesa a consentire agli immigrati di “situarsi” nel paese d’accoglienza, di definire progetti, di ricercare le condizioni per la loro realizzazione.
Comunque, questo bisogno formativo non è esclusivo degli immigranti, dovrebbe fornire input informativo-formativi e occasioni di autoriflessione agli “autoctoni”, il cui bisogno di formazione alla interculturalità non è, in genere, facilmente ammesso. (Susi,2005:18).
III). Educazione alla mondialità
L’educazione alla mondialità è la conseguenza dell’interculturalità. L’inteculturalità apre i nostri occhi ai valori degli altri mentre la mondialità ci aiuta a rispettarli ed a promuoverli. Una persona educata alla mondialità ha sempre presente le due dimensioni della società, il soggettivo e l’universale.
IV). Educazione alla solidarietà corresponsabile
Ci deve essere un’educazione morale per l’età della globalizzazione.
Corresponsabilità significa che tutti si riconoscono utili al costruire un insieme di una cultura mondiale, mentre la solidarietà ci porta alla condivisione con ogni uomo e ovunque nel mondo, le gioie e i dolori, i sogni e i desideri di un mondo civilizzato. Il concetto che spiegherebbe questa forma di educazione è il concetto della civilizzazione dell’amore, e la sua attendente globalizzazione d’aiuto.
Il mondo rimarrebbe una jungla dove ogni uomo mangia l’altro per crescere se non si progetta la possibile etica d’amore sia dell’uomo che dell’eco sistema. Programmi di formazione dovrebbe sviluppare una possibile etica di globalizzazione, un’etica fondata sull’amore. Fin ora, la globalizzazione è fondata sull’umanesimo secolare è questo non va bene. Se non si fa qualcosa subito, il potere continua a rimanere nelle mani di persone senza morale.
V). Promozione della cultura glocale
Tra il globale ed il locale, ci può essere una mediazione. Il concetto di glocale fa la fusione delle due parole : globale e locale. La globalizzazione è infatti come una moneta. Il secondo lato è il localismo. Chi vede nell'attuale mondializzazione un fenomeno di civilizzazione, il proseguimento dell'occidentalizzazione del mondo non puo' fare a meno che interessarsi non soltanto alla globalizzazione dei mercati, in una ottica ecomicista ma anche agli effetti culturali. Interrogarsi su i rapporti fra culture locali e cultura globale. Qual'è il ruolo delle culture della "Tradizione" in una società globalizzata e multiculturale? E' possibile preservare le "identità" locali, sottraendosi al localismo e al particolarismo ? Come costruire un legame fecondo fra le culture locali e le culture altre che convivono nelle società? Il problema si pone in termini paragonabili per la sovravvivenza delle economie locali di fronte all'economia mondiale.
Allora si puo' parlare di "glocalismo" culturale come si parla di "glocalismo" economico. Contrariamente alla visione economicista, l'economia non è al di fuori della cultura. Fa parte della cultura o al peggio prende il posto della cultura. L'économia mondiale, che è il nocciolo della cultura occidentale, ha degli effetti terrificanti sulle altre culture. Ma è vero anche che l'identità locale forte è un fattore di dinamismo delle vita locale se no dell'economia. Dunque bisogna parlare del cosiddetto "sviluppo locale" come "ricadute" della globalizzazione, poi delle reazioni locali di fronte alla globalizzazione e delle "nuove cittadinanze".
Le culture locale non si devono vergognare delle loro origini. La ricerca sulla storia particolare non deve essere mai abbandonata…deve continuare. L’etnia deve passare dal fatto della “differenza” e “divisione” al fatto di identità.
L’educazione al glocalismo dunque è un richiamo al territorio, al posto attuale dove uno si trova. Il mondo si deve guardare attraverso il locale, come luogo dell’incarnazione della nostra esistenza.
Per questo, ci deve essere una programmazione rigorosa delle strategie di organizzazione di ogni territorio al fin di custodire tutto il mondo.
CONCLUSIONE
La nostra società chiama tutti i pedagogisti sociali a riflettere sulle sfide e emergenze educative al fin di formare l’uomo alla sopravvivenza ed a creare un mondo nuovo, un nuovo umanismo. Nello studio che abbiamo affrontato qui, è evidente che la globalizzazione dovrebbe essere tra i primi elementi sull’elenco di ogni educatore degno della sua professione.
BIBLIOGRAFIA
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Castells, M. (2001) 'Information technology and global capitalism' in W. Hutton and A. Giddens. (eds.) On The Edge. Living with global capitalism, London: Vintage.
Chossudovsky, M. (1997) The Globalization of Poverty. Impacts of the IMF and World Bank reforms, London: Zed Books.
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Maffesoli, M, (2000) Del Nomadismo, Per una Sociologia dell’eranza, Milano, Franco Angeli,
Piccone Stella, S, (2004) Esperienze multiculturali, Roma, Carocci,
Romina De Cicco et al, Sguardo Educativo e Innovazione, Edizioni Kappa, Roma, 2006.
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Smith, M. K. (2002) 'Globalization and the incorporation of education' the encyclopedia of informal education, www.infed.org/biblio/globalization.htm.
Susi Francesco et al, (2005) L’interculturalità Possibile, L’inserimento Scolastico degli Stranieri, Roma, Anicia srl.
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World Bank Research (2002) 'Globalization, Growth and Poverty: Building an Inclusive World Economy', The World Bank Group, http://econ.worldbank.org/prr/subpage.php?sp=2477
World Bank Research on Globalization.
(Sfide e Prospettive)
INTRODUZIONE
La tendenza alla mondialità ed all’unificazione delle esperienze umane è una sfida all’educazione. L’uomo è al centro di due tendenze forti – verso un mondo unico di tutti gli uomini controllati dalle bussole potenti di poteri internazionali, mercati liberi, universalizzazione dei valori, occidentalizzazione virtualizzazione e de-territorializzazione; e verso la ricerca d’identità culturale, il territorio, il locale e concreto.
Il fenomeno della comunicazione globalizzata e virtuale con l’attendente diffusione di una cultura virtuale e omogenea lascia l’uomo d’oggi in una crisi profonda d’orientamento. Il cambiamento continuo richiesto dalla globalizzazione mete in crisi, i sistemi d’organizzazione sociale esistenti. Non esiste più una formazione compiuta in grado di far fronte al mondo nel processo globalizzante.
Vogliamo identificare in questo studio, gli elementi costitutivi della globalizzazione e i caratteri di un’educazione capace di affrontare le sfide della globalizzazione.
CAPIRE LA GLOBALIZZAZIONE
Secondo Jan Aart Scholte (2000:15-17) ci sono cinque possibili definizioni della globalizzazione nelle letterature moderne:
I). Globalizzazione come internazionalizzazione:
Questa è la visione della globalizzazione come le relazioni che superano ogni confine nazionale. Spiega la crescita nello scambio internazionale. Le parole chiavi qui sono: interdipendenza e cooperazione. Ci sono due rami di questo: il ramo politico e il ramo economico. Nel ramo politico, vengono identificati le diverse organizzazioni della politica internazionale (Nazioni Unite, Unione Europea, Organizzazione dell’Africa Unita, Ecowas ecc.) Il ramo economico riferisce strettamente alle organizzazioni finanziarie (World Bank, Imf, ecc.) Tante volte, tutti e due rami confluiscono ed interagiscono. Il senso da ricavare qui è quello di una politica ed una economia globalizzata; economia e politica nazionale sono sottomesse e controllate da quello mondiali. (Hirst e Peters 1996:8 e 10). Questa sottomissione può essere più o meno diretta o indiretta.
II) Globalizzazione come liberazione:
Qui, si riferisce alla liberalizzazione dei rapporti economici. Creare un mercato aperto senza le tariffe nazionali. Un mercato senza confini. (Scholte 2000:16).
III) Globalizzazione come universalizzazione:
In questo senso, globalizzazione viene portata alla sua origine etimologica: globo. “Un globo è un oggetto sferico. Per il fatto che il mondo viene visto come un globo, qualsiasi cosa che ha un influenza mondiale viene definito come “globale”. Così, sentiamo espressioni come “global warming”, politica globale, villaggio globale ecc.” (Ihejirika, 2002:2). Ogni influenza che raggiunge tutto il mondo è considerata globale. Il processo di far arrivare un’influenza ai confini del mondo è dunque riconosciuto come globalizzazione. Un esempio classico di quest’aspetto è l’internet e il computer, la televisione e la radio ecc.
IV) Globalizzazione come modernizzazione ed occidentalizzazione:
Dopo l’età della colonialismo, c’è chi crede fortemente e con ragione anche, che il processo vero della colonizzazione non si è mai fermato. (Ihejirika, 2002:32-44). Questo processo ha solo cambiato la sua vestizione: nelle nuove strutture di modernismo: capitalismo, industrialismo, burocratismo, ecc. I nuovi padroni del nuovo colonialismo sono le compagnie multinazionali, i giganti dell’industria moderna, le compagnie petroliferi ecc, che controllano i mercato internazionale e creano strutture dello sfruttamento globale.
V) Globalizzazione come de-territorializzazione
Qui è il discusso sullo spazio sociale moderno. David Held et al (1999:16) definiscono globalizzazione come un processo o gruppo di processi che incorporano la trasformazione spaziale delle transazioni e relazioni sociali. Questa trasformazione può essere valutata in termini del ampio campo che riesce a raggiungere, della sua intensità, velocità ed impatto.
de-territorializzazione
liberazione
internazionalizzazione
modernizzazione ed occidentalizzazione
universalizzazione
PRECISAZIONI
Nessuno di questi termini spiega tutto quello che è la globalizzazione. La cosa più completa da fare sarebbe quella che abbiamo fatto con il nostro diagramma che mette in relazione tutte è cinque visioni della globalizzazione ricorrenti nelle letterature moderne.
Comunque riteniamo che sia anche bene precisare che la globalizzazione è un processo dinamico. E’ un processo nel senso che non è mai compiuta o piena, continua e non si ferma. Essendo solo un processo, non ha un contenuto predefinito. Diciamo che è neutra: qualsiasi cosa può essere globale. Ci può essere la globalizzazione delle guerre come ci può essere la globalizzazione di pace, ci può essere la globalizzazione di corruzione come ci può essere la globalizzazione d’integrità, ci può essere la globalizzazione d’odio come ci può essere la globalizzazione d’amore (Ihejirika, 2002:113). La globalizzazione non è una questione della moralità, ma una questione dei processi culturali a cui l’uomo deve far fronte, è un’emergenza educativa da elaborare. L’uomo si deve formare ad usare questo strumento colossale al suo vantaggio.
LE SFIDE DELL’EDUCAZIONE NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE
In questa nostra era di globalizzazione, ci sono numerose sfide educative che vengono dalla virtualizzazione del mondo, dai cambiamenti continui, dalla tensione tra la cultura globale e la cultura locale, dalla crisi di valori, dall’incertezza ed insicurezza globale, dall’inquinamento ambientale, dalla migrazione e l’attendente multiculturalità, dalla crisi dello spazio educativo ecc.
I). Virtualizzazione del mondo
Con l’internet e il computer, con la televisione e i diversi mezzi di comunicazione, c’è chi dice che il mondo stia andando verso una virtualizzazione della vita. Questa è la tendenza di fuggire dalla vita reale e vivere una vita totalmente virtuale. La sfida più grande qui è quella di mettere nella propria dimensione ciò che è virtuale, nella sua vera qualità e valore. Si teme della possibile caduta nella dipendenza o dell’avvenuta caduta nella dipendenza ai messi di comunicazione. La relazione umana viene ridotta: non è più un rapporto tra una persona ed una altra, diventa dipendente sui messaggi del telefonino, sulle immagini culturali create sul telegiornale ecc. Si tratta “di una tendenziale, se non già avvenuta, dematerializzazione del reale, connessa a uno snaturamento del reale stesso, soffocato dalle sue rappresentazioni o simulazioni tecnologiche.” (Maffesoli,2000:8).
II). Cambiamento continuo
E’ vero che tanti filosofi hanno sempre sostenuto l’ipotesi del cambiamento continuo, più che mai, l’era di globalizzazione ci presenta una erranza radicale, uno stato nascente di ogni cose. L’esempio più semplice è vedere il computer, quasi tutti i programmi principali del computer si possono aggiornare ogni giorno, se uno dovesse comprare un computer nuovo, corre il rischio di non poter accedere ai documenti vecchi su cui ha lavorato nel vecchio computer, almeno che non lo aggiorna prima.
Così è la società di globalizzazione. Sia al livello sociale che individuale, c’è sempre una traccia più evidente del tempo che passa, l’inesorabile fugacità di tutte le cose, una quasi tragica evanescenza.
III). Tensione tra culture globale e locale
Pur essendo in questo contesto globale, siamo tutti persone situate nel locale, proveniamo da qualche parte e viviamo nei territori ben definiti. Esiste dunque la tensione fra la cultura nostra al livello personale e la cultura globale. Una tensione tra la particolare e l’universale.
Questo è il paradosso della contemporaneità: di fronte a ciò che viene definita la globalizzazione mondiale, di fronte a una società virtuale ed unitaria, si manifesta la tendenza fondamentale dell’uomo all’appartenenza culturale, all’identità specifica ecc. Questo si manifesta in diversi nuovi movimenti di affermazione delle culture locali, nuovi studi storici per scoprire le nostre origini culturali ecc. Tale tensione può portare agli estremi di etno-centrismo e smarrimento totale dell’identità culturale nella pentola della mondialità. Ciò è lo stato di tensione tra un movimento fluido di globalizzazione e una corrente alternata generata da pratiche localistiche in crescita: dai movimenti alle neo-comunità, dalle jihad antagoniste alle forme neo tribale.(Maffesole,2000:18).
IV). Migrazione e multiculturalità
Nella società della globalizzazione, l’immigrazione è un fattore molto importante da considerare. Tanti popoli lasciano en masse, la loro patria per vivere in terre lontane. La conseguenza è che in una tipica città moderna, chi ci vive si deve fare conto delle persone che vengono dalle culture totalmente diverse dalla loro culture; persone con sensibilità totalmente diverse.
Anche se uno non vive in una società multiculturale, viene bombardato ogni giorno dalle faccende di queste culture dai mezzi di comunicazione. Non può rimanere indifferente alle altre culture.
La sfida qui è come vivere in solidarietà, trascendendo il livello di tolleranza interculturale ed arrivare ad una nuova visione multiculturale – non solo rispettoso della cultura altrui, ma anche apperto ad imparare da tale cultura.
V). Crisi valoriale, incertezza ed insicurezza
Nell’ultima elezione generale dell’Italia come nell’elezione generale degli Stati che verrà fra un po’, una questione molto determinante è la sicurezza. L’urgenza della sicurezza mondiale è diventata evidente dal famoso undici settembre 2001.
Questo è anche un frutto della globalizzazione; il terrorismo internazionale. Il terrorismo internazionale non è solo una questione degli armi, è anche un terrorismo del denaro. C’è chi terrorizza tutto il mondo con il denaro, e c’è chi lo fa con la paura. La cosa comune è che in tutto è due casi, il potere (arma o denaro) sta nelle mani di pochi e la maggiorità viene sacrificata per questi pochi. Come si dice nel proverbio africano, “pesce mangia pesce per crescere”.
Collegandoci al discorso della virtualità, il discorso dell’incertezza ed insicurezza non è solo reale, ma anche virtuale. Forse, la nostra epoca non è la più violenta nella storia dell’uomo, ma i mezzi di comunicazione ci porta la paura dentro la nostra casa. La cronaca continua di violenza nel mondo fa crescere il senso dell’insicurezza nell’uomo.
L’incertezza consiste nel fatto che non si sa più in cosa credere. Idee vecchie vengono riciclate e riproposte, nostre credenze e certezze epistemologiche vengono smentite giorno per giorno. L’uomo entra in una crisi valoriale, una impossibilità ed incapacità di riconciliare il mondo interiore, il mondo territoriale e il mondo globale. Questi fattori costituiscono delle sfide non indifferenti all’educazione.
VI) Crisi dello spazio e tempo educativo
La sfida ancora più urgente per l’educazione è quella dell’insufficienza dello spazio e del tempo educativo tradizionale. Non basta più fare un percorso educativo formale e strutturato dall’asilo all’università per essere una persona preparata. Le cose da imparare non sono solo infinite, le cose imparate diventano presto inutili e scadute.
La scuola non è più una questione di un edificio, è diventato un processo continuo che dovrebbe durare tutta la vita. Imparare non è come riempire un contenitore dei contenuti, è diventato addestramento continuo che devo svolgersi in tutti i luoghi e per tutta la vita.
PROSPETTIVE EDUCATIVE
Di fronte a queste sfide educative presentate dalla globalizzazione, uno si chiede quali siano le possibili tentativi a risolvere e combattere queste sfide. Quali sono le possibili strategie educative, atteggiamenti formativi e progettazione d’intervento adeguati a queste sfide.
Noi pensiamo che qualsiasi programma educativo progettato per questa epoca della globalizzazione deve includere una educazione all’erranza, all’interculturalità, alla mondialità e alla solidarietà corresponsabile. Tale programma deve essere di una educazione per tutta la vita (life long education).
I). Educazione all’erranza
Il tipo di logica sottesa a alla forma vaga e fluida della globalizzazione è quella di un discernimento e un accompagnamento continuo e duraturo nel tempo. “Il saper che serve, è quello dell’apprendimento in azione, un sapere che non può essere precostituito, ingabbiato nelle forme classiche, in forme rigide, ma che deve essere fluido, aperto, e soprattutto capace di acquisire informazioni, risultati dall’esterno, capacità di interiorizzare categorie e concetti. Per poter operare correttamente è necessario, allora, che questo tipo di apprendimento passi attraverso metodologie di ricerca, di sperimentazione, di comunicazione, di apprendimento in azione” (Romina De Cicco et al, 2000:10)
La figura dell’educatore intesa come persona che insegna , è quasi inutile. La nozione d’aiuto non risolve, una volta per sempre, i problemi dell’aiutato, sarebbe o un miracolo o un tentativo futile! L’unico modo percorribile è diventare compagni di viaggio.
II). Educazione all’interculturalità
Quasi tutti i paesi del mondo ospitano popolazioni multietniche. Non si può più negare sia la ricchezza che i problemi che questa realtà pone all’educatore. Se si parla di multiculturalismo si allude alle scelte con cui una situazione complessa viene affrontata e risorta nei suoi aspetti problematici.
L’educazione dovrebbe superare la multiculturalità per arrivare ad un’interculturalità. Tra gruppi diversi di persone la convivenza multiculturale implica uno scambio attivo di relazioni, questo scambio non deve essere lasciato per conto proprio. Lo scambio deve essere strategizzato, programmato, promosso, curato e verificabile nei suoi aspetti. (Piccone Stella,2004:9-23).
Ciò richiede che sia definita e messa in campo una politica dell’accoglienza, che non solo include gli interventi formativi come un suo aspetto importante, ma che si configura essa stessa, complessivamente, come un’azione formativa tesa a consentire agli immigrati di “situarsi” nel paese d’accoglienza, di definire progetti, di ricercare le condizioni per la loro realizzazione.
Comunque, questo bisogno formativo non è esclusivo degli immigranti, dovrebbe fornire input informativo-formativi e occasioni di autoriflessione agli “autoctoni”, il cui bisogno di formazione alla interculturalità non è, in genere, facilmente ammesso. (Susi,2005:18).
III). Educazione alla mondialità
L’educazione alla mondialità è la conseguenza dell’interculturalità. L’inteculturalità apre i nostri occhi ai valori degli altri mentre la mondialità ci aiuta a rispettarli ed a promuoverli. Una persona educata alla mondialità ha sempre presente le due dimensioni della società, il soggettivo e l’universale.
IV). Educazione alla solidarietà corresponsabile
Ci deve essere un’educazione morale per l’età della globalizzazione.
Corresponsabilità significa che tutti si riconoscono utili al costruire un insieme di una cultura mondiale, mentre la solidarietà ci porta alla condivisione con ogni uomo e ovunque nel mondo, le gioie e i dolori, i sogni e i desideri di un mondo civilizzato. Il concetto che spiegherebbe questa forma di educazione è il concetto della civilizzazione dell’amore, e la sua attendente globalizzazione d’aiuto.
Il mondo rimarrebbe una jungla dove ogni uomo mangia l’altro per crescere se non si progetta la possibile etica d’amore sia dell’uomo che dell’eco sistema. Programmi di formazione dovrebbe sviluppare una possibile etica di globalizzazione, un’etica fondata sull’amore. Fin ora, la globalizzazione è fondata sull’umanesimo secolare è questo non va bene. Se non si fa qualcosa subito, il potere continua a rimanere nelle mani di persone senza morale.
V). Promozione della cultura glocale
Tra il globale ed il locale, ci può essere una mediazione. Il concetto di glocale fa la fusione delle due parole : globale e locale. La globalizzazione è infatti come una moneta. Il secondo lato è il localismo. Chi vede nell'attuale mondializzazione un fenomeno di civilizzazione, il proseguimento dell'occidentalizzazione del mondo non puo' fare a meno che interessarsi non soltanto alla globalizzazione dei mercati, in una ottica ecomicista ma anche agli effetti culturali. Interrogarsi su i rapporti fra culture locali e cultura globale. Qual'è il ruolo delle culture della "Tradizione" in una società globalizzata e multiculturale? E' possibile preservare le "identità" locali, sottraendosi al localismo e al particolarismo ? Come costruire un legame fecondo fra le culture locali e le culture altre che convivono nelle società? Il problema si pone in termini paragonabili per la sovravvivenza delle economie locali di fronte all'economia mondiale.
Allora si puo' parlare di "glocalismo" culturale come si parla di "glocalismo" economico. Contrariamente alla visione economicista, l'economia non è al di fuori della cultura. Fa parte della cultura o al peggio prende il posto della cultura. L'économia mondiale, che è il nocciolo della cultura occidentale, ha degli effetti terrificanti sulle altre culture. Ma è vero anche che l'identità locale forte è un fattore di dinamismo delle vita locale se no dell'economia. Dunque bisogna parlare del cosiddetto "sviluppo locale" come "ricadute" della globalizzazione, poi delle reazioni locali di fronte alla globalizzazione e delle "nuove cittadinanze".
Le culture locale non si devono vergognare delle loro origini. La ricerca sulla storia particolare non deve essere mai abbandonata…deve continuare. L’etnia deve passare dal fatto della “differenza” e “divisione” al fatto di identità.
L’educazione al glocalismo dunque è un richiamo al territorio, al posto attuale dove uno si trova. Il mondo si deve guardare attraverso il locale, come luogo dell’incarnazione della nostra esistenza.
Per questo, ci deve essere una programmazione rigorosa delle strategie di organizzazione di ogni territorio al fin di custodire tutto il mondo.
CONCLUSIONE
La nostra società chiama tutti i pedagogisti sociali a riflettere sulle sfide e emergenze educative al fin di formare l’uomo alla sopravvivenza ed a creare un mondo nuovo, un nuovo umanismo. Nello studio che abbiamo affrontato qui, è evidente che la globalizzazione dovrebbe essere tra i primi elementi sull’elenco di ogni educatore degno della sua professione.
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